CAVALLERIA RUSTICANA - Associazione Musicus

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Spettacoli


CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto in forma semiscenica con suggestioni visive



NOTE DI REGIA
Un'opera di rara potenza musicale, eppure molto semplice, nelle tematiche, nella vicenda, nelle melodie. Passione, tradimento, fatalità. Una Sicilia uguale ai sud di tutto il mondo. Un fatto di sangue che si ripete dall'inizio del tempo, che sa di Grecia classica e di lupara, di canzone popolare e di cronaca nera. L'opera, della durata di poco più di un'ora, è un'esplosione musicale che non lascia tregua. La magia della musica e del canto tocca le corde più profonde dei mostri cuori. Per aiutare, per accompagnare il pubblico, magari i più giovani, in questo percorso, anche se in forma di concerto, di tanta avvincente bellezza basta sottolimeare un poco il verismo della vicenda. Pochi segni dunque. Costumi che riportino tracce della Sicilia d’origine, nei neri e nei bianchi del lutto e della festa, giusto supporto cangiante alle luci e una scena bianca. La chiesa, in alto, metafisico fondale. Un assolato paesino mediterraneo. Immagine semplice, funzionale, cornice ideale per gli interpreti: i solisti, il coro, l'orchestra. Gesso calcinato che prende i colori che la musica suggerisce, ma che può trasformarsi in telo cinematografico di piazza, per un film realizzato appositamente per questo spettacolo, fatto di volti, sentimenti, emozioni, elementi della natura, simboli dell'arte e della cultura, per invitare lo spettatore commosso dalla musica a lasciarsi trasportare anche nei luoghi più segreti, collettivi e personali, della memoria e del sogno.

LA VUCI MIA
Suite etnocameristica su frammenti della tradizione popolare siciliana
di Giuseppe Greco con Laura Mollica



NOTE DI REGIA
Un omaggio ad Alberto Favara e agli altri studiosi e ricercatori di etnomusica che, tra la fine dell'800 e i primi del '900, operarono sul territorio siciliano, alla ricerca delle melodie e dei canti che esprimessero la più autentica concezione del mondo e della vita della gente di Sicilia. Canti del mare, di carcere, d'amore, religiosi e  di sdegno provenienti da ogni parte della Sicilia;  un'”antologia minima”, in cui la linea del canto, spesso eseguita  a voce libera, come nella più antica tradizione,  sviluppa una tessitura più evoluta,  che non tradisce mai la mediterraneità e le più antiche ed ancestrali consonanze, lungo un percorso di rielaborazione curata da Giuseppe Greco e Laura Mollica, considerata unanimemente continuatrice ed erede spirituale della grande ed indimenticata Rosa Balistreri.  Giuseppe Greco ha ideato un viaggio sonoro di grande efficacia, lavorando sui frammenti. Questo gli ha consentito di sviluppare una suite, in cui senza soluzione di continuità, il canto si fa “filo rosso” emozionale,  come in una ricerca ipertestuale.  Un canto, un brano si evolve nell'altro e si intesse di dinamiche soluzioni, rese possibili dall'utilizzo di strumenti di tradizione colta ed etnica. Il canto di Laura Mollica, oltre ad essere un atto d'amore verso la  tradizione, si pone come momento di ricerca tecnica ed espressiva, che non rifugge mai dai più ardui e scoscesi melismi, come  fioritura ed espansione ornamentale della melodia, ma che sa anche rarefarsi per diventare puro suono.  Il titolo del concerto “La vuci mia” (la voce mia) vuole sottolineare quella preziosa identità culturale e storica che la gente di Sicilia, oggi più che mai,  sente di rivendicare, anche attraverso le espressioni di ogni forma d'arte.


 
 
 
 
 
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